Ormai i giorni si contano con il countdown dell'orologio... una fase, un ciclo, un progetto sta terminando. Ovviamente un'altra fase, un altro ciclo, un altro progetto sta per iniziare.
Paura? tanta! Paura di chiudere la porta, paura di aprirne una nuova. Ma va bene così! Sono felice se penso al mio nuovo progetto di vita. Sono disperata se penso che questo progetto sta finendo.
Quante cose sono successe in quasi nove anni... belle, brutte, belle, e poi di nuovo brutte. Ma cmq è un periodo che mi ha dato tanto, a me... che mi ha fatto diventare quella che sono. E ne sono felice.
Persone conosciute, frequentate, perse, altre che invece ci sono ancora e che spero ci siano per sempre. Posti, luoghi conosciuti, frequentati, che mi hanno dato emozioni: una città che ho odiato e che ho amato. Del resto come non si può amare ed odiare Roma?
Mi mancherà tutto della mia vita qui: le persone, i luoghi, le situazioni, le emozioni, le opportunità e anche le minacce... pure il traffico mi mancherà... dove troverò quell'ora e mezza al giorno per stare con me stessa? A Roma è una certezza. A Trieste è una ricerca.
Mi mancheranno anche i giorni di dolore, la malattia, i pianti, le urla, la disperazione. Tutto! Ogni minuto vissuto.
Ma una vita nuova sta bussando alla porta, anzi nella pancia. Dovrei pensare solo a quello. Ma non sono mai una cosa sola. Sono tante cose. E le emozioni negli ultimi giorni non mi fanno altro che piangere.
Mi mancherai tu, la tua famiglia, i tuoi amici, tutto quello che sei stato e sei per me. Mi mancheranno le nostre risate e i nostri pianti (più miei che tuoi). Mi mancheranno i nostri posti. Tu mi hai accolto in questa città maledetta come non avrei mai pensato fosse possibile. Mi hai dato tanto: una famiglia, un tetto, veri amici. E te ne sarò grata per sempre. So che ci sarai sempre, e anch'io ci sarò, come due fratelli che sanno di essere per sempre fratelli.
E' vero: partire è un po' morire. Un po' sto morendo. Arrivare, cominciare è un po' rinascere: ed è vero, rinascerò. Ma in questo momento vivo soltanto la prima parte. E' giusto così. Lo voglio vivere. Fino in fondo. Fino a morire. Per poi rinascere.
Mi sembrava così difficile, ma alla fine è arrivato.
E come sempre da un momento all'altro, senza preavviso.... o quasi.
Ho passato un pomeriggio pieno di lacrime e di dolori allo stomaco, ma il giorno dopo il cielo mi ha accontentata, ha piovuto per tutto il giorno ininterrottamente... e allora che decido di fare?
Beh, prendo la guida turistica del Lazio e guardo tutti i posti dovrei avrei voluto andare e non ci sono mai andata. Mi soffermo su uno... il Parco dei Monti Simbruini... Subiaco, Monte Livata.... partenzaaaaaaaaaaaaa!!!!
Ore 10.20 parto, io e la mia Caygo... trovo il solito traffico sul GRA, penso "oddio, anche oggi come un giorno feriale", ma poi passa.
Prendo la Roma-L'Aquila e trovo il traffico di quelli che vanno al centro commerciale.... "forse sarebbe meglio se ci andassi anch'io...." penso, "ma anche no..." ripenso.
Eppoi la libertà.... cominciano le montagne, comincia il verde immerso tra le nuvole, la pioggia continua a cadere... ma tutto ciò mi piace... io and io....
Esco dall'autostrada a caso, dopo aver superato un cavalcavia che dà su una gola in cui passa un fiume... poi vedo un paesetto arrocato e decido di visitarlo... arrivo fino alla piazza principale, c'è troppa gente, troppi uomini.... non mi va di essere squadrata... scendo sulla strada principale e vedo un altro paese di fronte... ok, ci vado... prima però incontro una chiesetta... guardo il portone di entrata... è aperto, mi fermo, parcheggio e entro. Da molto tempo non entro in una chiesa, anche se sempre dallo stesso tempo pensavo di andarci. E' stata un'emozione molto forte, la chiesa è alquanto spoglia, ma piccolissima, solo 4 o 5 file di banchi, ognuno di questi intotolato alla memoria di qualcuno. Mi fermo su un banco, rimango lì qualche minuto, ascoltando la pioggia che batte sul pavimento esterno....
Poi riparto, decido di raggiungere il paesetto medioevale... anche qui stessa cosa.... bella piazza, piena di gente, al 99% uomini... decido di non fermarmi....
Mi dirigo automaticamente nel verde più verde, quel verde estremo che ti chiama.... salgo, salgo, salgo... non so quante curve e quanti tornanti ho fatto.... e alla fine sono salita fino in cima. Qui scopro un mondo nuovo, diverso dal solito, che mi mancava da morire.... solo verde, solo alberi, pioggia, la mia macchina ed io. Incontro un bosco di betulle (uno dei miei alberi preferiti).... parcheggio, chiudo la macchina e mi metto a camminare. Il bosco è talmente fitto che la pioggia non passa.... il terreno è cosparso di strati e strati di foglie, sembra di camminare su un materasso.... è bellissimo!!! Sono emozionata, mi scappa da piangere.... alle volte sono davvero maledettamente romantica... cammino tra gli alberi, ascolto la pioggia, ascolto i rumori del sottobosco.... sono commossa dalla perfezione della natura. Finalmente libera sto bene!!! 
Dopo un po' torno alla macchina, ormai con il corpo appagato dalla passeggiata e l'anima appagata dal verde, e riprendo il mio viaggio e incontro un prato immenso, con una moltitudine di querce centenarie... manco se qualcuno l'avesse fatto apposta... adoro le querce... ce n'è una davanti la mia casa natale che ha 150 anni... sono nata con lei, ho dondolato sulla sua altalena, mi nascondevo tra i rami per non farmi trovare da nessuno.... è meraviglioso!!!
Lo guardo, lo fotografo e torno a casa con un tesoro nel cuore. 
25 ottobre 2004: 1° DAP
Non si dimentica mai... è come il primo amore!

E' passato un anno dal mio ultimo post, scritto in occasione di un compleanno.
Anche questa volta lo scrivo in occasione di un compleanno: il mio.
In un anno sono cambiate molte cose: cammino a 180 gradi, non ho più quei dolori lancinanti che non mi facevano dormire la notte, non ho nessuna cicatrice da bisturi, non ho più la mia playmobil, ho la piccola aygo, e mille altre cose.
Il 2006 è un anno speciale, tutti gli anni pari per me sono speciali, quelli dispari mi fanno male. Però è grazie a quelli dispari che arrivano i pari.
Quest'anno cambierò vita, la sto già cambiando, un po' al giorno, come le medicine. Ho voglia di costruire qualcosa per me. Qualcosa di tangibile, di toccabile, di guardabile, fatto con le mie mani. Ed è proprio questo che voglio fare: usare le mani.
I numeri per me sono importanti, sono dei simboli: per questo ho scelto un doppio numero pari. Un numero che rappresenta per me molto. Un altro cambio di vita. Era undici anni fa. E ora sarò di nuovo in viaggio. E non metaforicamente. In viaggio per seminare, coltivare, curare, e raccogliere.
Lascerò molte cose, molte altre verranno. Lascerò molte persone, molte altre verranno. E' normale. I ricordi mi terranno compagnia nei momenti in cui mi fermerò a pensare, e mi faranno male e bene, come al solito. Come sempre. Ma la mia vita cambierà. Cambieranno le persone e le abitudini, e ci si sentirà a Natale, Pasqua e compleanni.
Ma i ricordi ci saranno, sempre. Tutti i momenti nessuno escluso, quelli belli e quelli brutti. E quelli brutti saranno un po' meno brutti, perchè è sempre così.
Il mio regalo di compleanno: proprio questo... rimettermi in viaggio, scegliendo come compagno un numero pari. L'ho scelto. E sono felice.
ma perchè non...
…approfittare del tuo compleanno per mandarti una mail?
Allora… prima di tutto… mille auguri!!!! Ti auguro di passare una bella giornata e un bel week-end!
Secondo… è da domenica che ti/ci penso di dirti alcune cose e alla fine ho deciso di aspettare oggi per aver l’occasione di scriverti… sai, non mi riesce molto facile parlare, in particolare con persone che non conosco molto bene… ma lo scorso week-end mille volte avrei voluto dirti certe cose e mille volte sono rimaste dentro… poi per tutta la settimana sapevo che oggi sarebbe stato il tuo compleanno e quindi ho detto, vabbè le scriverò venerdì.
Ed eccomi qui…
Lo scorso week end avrei voluto abbracciarti mille volte, avrei voluto coccolarti, ho provato un enorme senso di tenerezza nei tuoi confronti… mi hai fatto tenerezza quando stavi con Elena a parlare con “l’uomo più bello del mondo”, anzi diciamo quando Elena parlava… mi hai fatto tenerezza xchè sapevo quello che potevi provare, quello che tante volte ho provato pure io in situazioni simili, quando tutto il mondo fuori mi sembra colorato e io dentro mi sento in bianco/nero se non peggio… avrei voluto venire lì e dirti… Giulia, va bene così, anche il b/n è bello…
Mi hai fatto tenerezza quando sei andare a prendere da bere con lui… perché penso che tu fossi entusiasta, contenta… mi hai fatto tenerezza quando la mattina dopo con la tua energia adrenalinica con solo 3 ore di sonno mi parlavi a raffica, come una bambina quando vede per la prima volta il mare…. Mi hai fatto tenerezza quando sul tuo viso la tua delusione aumentava, delusione che nasceva da un’illusione di ricevere qualcosa the day after, ti guardavo e mi vedevo, e mi facevi tenerezza… mi hai fatto tenerezza quando sei tornata dal mare, pimpante, allegra, con i capelli tirati su… eri bellissima, solare con dentro l’infinità del mare… ti ho immaginata mentre nuotavi e ho sentito delle sensazioni e delle emozioni provate mille volte… ti ho visto e mi sono vista.
Mi hai fatto molta tenerezza, avrei voluto dirtelo lì per lì… ma questa è un’altra storia.
Non l’ho fatto a parole, con la voce, lo sto facendo ora… ed è davvero una bella cosa per me potertelo dire. Avrei voluto farti una carezza… ma questa è ancora un’utopia… e anche questa è un’altra storia.
Ora mi metto a lavorare, devo ammettere che mi sono commossa a scriverti…. Ma ci tenevo davvero. L’altro giorno ho parlato con Elena e le ho raccontato quello che mi avevi fatto provare…e e lei mi ha detto “perché non gliel’hai detto?”…ed io ho pensato… sì, voglio dirglielo, magari le regalo un sorriso e una carezza (anche se virtuale) per il suo compleanno.
Buon compleanno!
Ori
E' passato un po' di tempo.
Sono successe molte cose importanti.
Il 25 ottobre. Data che non potrò/dovrò/vorrò mai dimenticare.
Le cose stanno continuando ad accadere.
Anche ieri.
Un anticipo. Strano. Mai successo. Paura.
Ma è mia. E' una mia paura.
Bisogno di staccare. Da tutto. Da tutti.
Bisogno di sentire solo me. Ultimamente trovavo sempre occupato.
L'ho fatto.
Oggi un pensiero nasce dal cuore.
Ho voglia di terra. La mia.
uscire dall'ufficio, guardare in alto e specchiarsi nell'azzurro chiaro del cielo
raggiungere il fiume, sedersi sulla panchina, guardare l'acqua che scorre,
chiacchierare con te...assaporare il cibo, il profumo della natura, il fatto di starti vicino, ridere insieme...
alle volte vale proprio la pena fare la pausa pranzo!
squilla il cell del capo
esce per rispondere
rientra e dice:
"la mamma di ernesto ha una metastasi"
silenzio
silenzio
silenzio
certe cose hanno bisogno di silenzio.
Punto.